Ludovico Ariosto, l’incantatore della Luna
Bentornati. Dopo aver esplorato l’umano con Boccaccio, oggi facciamo un salto nell’incredibile. Immaginate un cavaliere con l’armatura scintillante che, all’improvviso… impazzisce per amore. Immaginate un ippogrifo che vola verso la Luna per recuperare il senno perduto. Oggi la voce è quella di Ludovico Ariosto, l’uomo che ha inventato il “fantasy” prima ancora che esistesse un nome per definirlo.
Siamo a Ferrara, alla corte degli Este, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Ludovico Ariosto non è un cavaliere; è un funzionario. Un uomo che deve gestire ambascerie, viaggi diplomatici e rogne burocratiche per il Cardinale Ippolito. Ma mentre cavalca per le strade polverose dell’Emilia, la sua mente è altrove.
È tra i boschi incantati, inseguendo Angelica, la principessa bellissima che scappa da tutti. Ludovico scrive il suo capolavoro, l’Orlando Furioso, proprio nei ritagli di tempo, un’aggiunta a un’opera precedente. Non sa ancora che quel libro diventerà il bestseller assoluto di tutto il Rinascimento.
Il motore di tutto è l’Inchiesta: tutti i personaggi cercano qualcosa che non trovano. Orlando cerca Angelica, Ruggiero cerca Bradamante, e tutti sembrano correre in tondo in un labirinto infinito. Ariosto ci guarda dall’alto con un sorriso ironico. Ci dice che noi esseri umani siamo così: inseguiamo desideri che spesso sono solo illusioni.
Il momento più iconico? Quando Orlando, il campione della cristianità, scopre che la sua Angelica ama un altro, un semplice fante di nome Medoro. Orlando non regge il colpo: si spoglia, sradica alberi, impazzisce. Diventa una bestia.
Ed è qui che entra in scena Astolfo. Sale in sella all’Ippogrifo — un cavallo alato — e vola fin sulla Luna. Perché sulla Luna? Perché lì, dice Ariosto, si raccoglie tutto ciò che gli uomini perdono sulla Terra: i sospiri d’amore, il tempo sprecato, i progetti mai finiti… e il senno. Astolfo trova il senno di Orlando in un’ampolla e glielo riporta. È una metafora potentissima: a volte, per ritrovare la ragione, dobbiamo guardare il mondo da una prospettiva lontana, quasi aliena.
Ariosto muore nel milletrecentotrentatré, dopo aver limato il suo poema per tutta la vita. La sua eredità è l’ironia. In un’epoca di guerre e crisi, lui ci ha insegnato che l’unico modo per non impazzire è mantenere il distacco, sorridere delle nostre stesse passioni e accettare che la vita è un intreccio imprevedibile di fortuna e caos.
Nella prossima puntata cambieremo registro: entreremo nelle stanze del potere con il freddo realismo di Niccolò Machiavelli. Ma fino ad allora… ricordatevi di alzare lo sguardo ogni tanto. Forse, lassù sulla Luna, c’è qualcosa che avete perso e che aspetta solo di essere ritrovato.
