Ottavo articolo del ciclo su Raffaello. Per lavorare sulle strutture argomentative dell’italiano avanzato puoi prenotare una lezione privata online o iscriverti alla lista d’attesa dei corsi su my-italian-teacher.ch.
Schede delle opere
Ritratto di Giulio II
- Data: 1511 (tra l’estate del 1511 e la primavera del 1512)
- Tecnica e misure: olio su tavola di pioppo, 108,7 × 81 cm
- Collocazione: National Gallery, Londra (NG27); altre versioni, oggi considerate copie, agli Uffizi e alla Galleria Borghese
Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi
- Data: 1518 circa
- Tecnica e misure: olio su tavola, 155,5 × 119,5 cm
- Collocazione: Gallerie degli Uffizi, Firenze
Due papi, due idee di potere
Raffaello lavorò a Roma per due pontefici molto diversi: Giulio II della Rovere, il “papa guerriero”, e Leone X de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, raffinato collezionista e bibliofilo. Per entrambi dipinse un ritratto che ha cambiato la storia del genere. I ritratti papali di Raffaello abbandonano la rappresentazione di profilo o puramente cerimoniale e introducono qualcosa di nuovo: la psicologia del potere.
La National Gallery di Londra osserva che il ritratto di Giulio II divenne il modello del ritratto ecclesiastico per i due secoli successivi. Tiziano, Velázquez e molti altri si misureranno con questo schema. Il ritratto di Leone X, invece, è uno dei primi grandi ritratti di gruppo in cui il papa appare come sovrano e insieme come uomo di studio circondato dalla propria famiglia.
Mettere a confronto i ritratti papali di Raffaello è un ottimo esercizio di argomentazione, e per questo il laboratorio di italiano è dedicato alle frasi consecutive e concessive.
1. Giulio II: il papa con la barba
Un volto segnato
Giulio II è seduto su una sedia rivestita di velluto rosso, ritratto a tre quarti e leggermente dall’alto. Indossa il camauro, il copricapo papale di velluto rosso bordato di ermellino, e la mozzetta, la mantellina rossa sulle spalle. Lo sguardo è abbassato, le labbra serrate, una mano stringe il bracciolo, l’altra un fazzoletto. È il ritratto di un uomo anziano e provato, ma ancora determinato.
La barba come data
Il dettaglio più famoso è la barba bianca. Giulio II la portò per circa un anno e mezzo, come segno di lutto per la perdita di Bologna durante la guerra contro i francesi. Proprio la barba permette di datare il quadro: secondo la National Gallery, il ritratto fu probabilmente dipinto subito dopo il ritorno del papa dalla campagna militare in Emilia-Romagna, il 27 giugno 1511. Lo storico dell’arte Mark Zucker dedicò a questo tema un celebre articolo, Raphael and the Beard of Pope Julius II (1977).
Simboli di famiglia
Sui pomelli dello schienale brillano due ghiande dorate: alludono al cognome della famiglia, della Rovere, perché la rovere è una quercia. Gli anelli preziosi alle dita richiamano la dignità del pontefice.
Lo sfondo verde e la scoperta dell’originale
Lo sfondo verde sostituì, in corso d’opera, uno sfondo diverso: le indagini tecniche lo hanno dimostrato. La National Gallery ipotizza che la scelta sia stata suggerita dal ritratto di Sisto IV, zio di Giulio II, dipinto da Giusto di Gand per il Palazzo Ducale di Urbino, dove il padre di Raffaello era pittore di corte. Per secoli si è creduto che l’originale fosse la versione degli Uffizi; nel 1970 Cecil Gould, studiando le radiografie della tavola londinese, dimostrò che l’originale era quello della National Gallery, attribuzione oggi generalmente accettata.
Dopo la morte del papa, nel 1513, il ritratto fu esposto nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo. Vasari racconta che era così vivo da mettere paura a chi lo guardava, come se il papa fosse ancora presente.
2. Leone X: il papa umanista
La scena
Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, è seduto davanti a un tavolo coperto da un panno rosso. Alla sua destra (a sinistra per chi guarda) c’è il cugino, il cardinale Giulio de’ Medici, futuro papa Clemente VII; alla sua sinistra il cardinale Luigi de’ Rossi, anch’egli cugino, che appoggia le mani sullo schienale della sedia e guarda verso lo spettatore. Il ritratto è dunque anche un’affermazione dinastica: la famiglia Medici al vertice della Chiesa.
La Bibbia miniata
Sul tavolo è aperto un codice miniato di straordinaria ricchezza. Gli studiosi lo identificano con la cosiddetta Bibbia Hamilton, capolavoro della miniatura napoletana del Trecento, illustrata per la regina Giovanna I d’Angiò da Cristoforo Orimina, oggi al Kupferstichkabinett di Berlino. Secondo le Gallerie degli Uffizi, il libro è aperto all’inizio del Vangelo di Giovanni. Lo studioso Francesco Paolo Di Teodoro, notando alcune differenze, ha suggerito che Leone X possedesse una copia di quel codice.
La lente e il campanello
Nella mano sinistra il papa tiene una lente cerchiata d’oro, quasi un segno distintivo: Leone X era fortemente miope. Accanto al libro c’è un campanello d’argento finemente cesellato. Raffaello dipinge con virtuosismo le diverse superfici: il velluto, il damasco, la pelliccia, il metallo che riflette la finestra della stanza.
Un “ospite” alle nozze
Secondo un’ipotesi dello studioso Richard Sherr (1983), accolta dalle Gallerie degli Uffizi, il dipinto fu inviato a Firenze nel 1518 per il matrimonio del nipote del papa, Lorenzo de’ Medici duca di Urbino, con Maddalena de la Tour d’Auvergne. Una lettera di Alfonsina Orsini, madre dello sposo, racconta che il quadro fu collocato al centro della tavola, accanto agli sposi: il papa, che non poteva essere presente, partecipò alla festa attraverso la sua immagine. Dal 1589 il ritratto è documentato nella Tribuna degli Uffizi.
Il restauro
Tra il 2018 e il 2020 il dipinto è stato restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ed esposto nella grande mostra per i 500 anni dalla morte di Raffaello alle Scuderie del Quirinale. Il restauro ha chiarito che anche i due cardinali sono di mano del maestro, e non aggiunte successive, come alcuni avevano ipotizzato.
Un aneddoto di Vasari
Vasari, allievo di Andrea del Sarto, racconta che il maestro fiorentino eseguì una copia del ritratto così perfetta da ingannare perfino Giulio Romano, che aveva lavorato al quadro originale. La copia di Andrea del Sarto è oggi al Museo di Capodimonte a Napoli.
3. I ritratti papali di Raffaello a confronto
| Elemento | Giulio II (1511) | Leone X (1518 circa) |
|---|---|---|
| Composizione | Figura singola, isolata | Ritratto di gruppo con due cardinali |
| Atteggiamento | Raccolto, pensoso, sguardo basso | Concentrato nello studio, interrotto |
| Oggetti | Ghiande della Rovere, anelli, fazzoletto | Bibbia miniata, lente, campanello |
| Colori | Rosso della mozzetta e del camauro su fondo verde | Variazioni di rossi e porpore |
| Messaggio | La fermezza di un papa in tempo di guerra | Cultura, mecenatismo e continuità della famiglia Medici |
4. Laboratorio di italiano L2 (C1-C2)
Glossario
- Camauro: berretto papale di velluto rosso bordato di pelliccia.
- Mozzetta: corta mantellina che copre le spalle, propria degli alti prelati.
- Codice miniato: libro manoscritto decorato con illustrazioni dipinte.
- Mecenatismo: protezione e finanziamento delle arti e delle lettere.
- Ritratto di Stato: ritratto ufficiale di un sovrano o di un capo politico.
Grammatica: consecutive e concessive
- Consecutive (causa → effetto): così… che, tanto… che, tale che, al punto che + indicativo. Il ritratto era così vivo che spaventava i fedeli.
- Concessive (ostacolo che non impedisce): sebbene, benché, nonostante, malgrado + congiuntivo. Sebbene fosse anziano, Giulio II guidava personalmente le campagne militari.
- Concessive con l’indicativo: anche se. Anche se era miope, Leone X amava i codici miniati.
Esercizio
Unisci le frasi con il connettivo indicato.
- Il velluto è dipinto con grande precisione. Sembra di poterlo toccare. (così… che)
- Leone X era il papa. Si fece ritrarre come uno studioso. (benché)
- La copia di Andrea del Sarto era perfetta. Ingannò Giulio Romano. (tale che)
Soluzioni: 1. Il velluto è dipinto con una precisione così grande che sembra di poterlo toccare. 2. Benché fosse il papa, Leone X si fece ritrarre come uno studioso. 3. La copia di Andrea del Sarto era tale che ingannò Giulio Romano.
Produzione scritta
Confronta in 200 parole due ritratti ufficiali di capi di Stato del nostro tempo, usando almeno due consecutive e due concessive.
Il potere in un volto
Nei ritratti papali di Raffaello il potere non sta solo nelle insegne e nelle vesti: si legge nel carattere, negli interessi, nelle persone che stanno accanto al papa. Descriverli in italiano è un buon banco di prova per le frasi più articolate. Se vuoi farlo con una guida, prenota una lezione privata online su my-italian-teacher.ch. I corsi sono in arrivo: la lista d’attesa è aperta. Il corso di grammatica A1 è gratuito sul blog.
Letture e risorse consigliate
- Loren Partridge, Randolph Starn, A Renaissance Likeness: Art and Culture in Raphael’s Julius II, University of California Press. Cerca su Amazon
- Marzia Faietti, Matteo Lafranconi (a cura di), Raffaello 1520-1483, catalogo della mostra delle Scuderie del Quirinale, Skira, 2020. Vedi su Amazon
- Giorgio Vasari, Le vite (Vita di Raffaello), edizione commentata. Vedi su Amazon
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Fonti
- The National Gallery, London, Raphael, Portrait of Pope Julius II (data, barba, bibliografia)
- National Gallery, testo di sala riportato da Smartify (ritorno del 27 giugno 1511, sfondo verde, Giusto di Gand, influenza per due secoli)
- Galleria Borghese, catalogo online, Portrait of Pope Julius II, copia da Raffaello (ghiande, Gould 1970, versione Uffizi)
- Gallerie degli Uffizi, comunicato stampa «Il Papa dei Medici ritorna a Firenze» (Bibbia di Cristoforo Orimina, lente, Vangelo di Giovanni)
- Uffizi su Google Arts & Culture, Portrait of Pope Leo X with Cardinals Giulio de’ Medici and Luigi de’ Rossi (misure, invio a Firenze nel 1518, Tribuna dal 1589)
- ArtTrav, Raphael’s Pope Leo X restored (ipotesi di Sherr, identificazione del 1985, ipotesi di Di Teodoro)
- Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna, copia di Andrea del Sarto a Capodimonte


