Come tradurre il cum narrativo senza sbagliare il tempo verbale

Tre lettere sole, cum, e una delle più frequenti cause di errore nelle versioni. A volte significa «con», a volte «quando», altre volte «poiché» o «sebbene»; a volte regge l’indicativo, altre il congiuntivo, e il tempo verbale italiano cambia di conseguenza. Il cum narrativo (così chiamato perché tipico dei racconti storici, come i Commentarii di Cesare) è il caso più frequente e il più insidioso: se sbagli il tempo, la frase italiana perde la sequenza degli eventi. In questo articolo imparerai a riconoscerlo, a distinguere gli altri usi di cum e a scegliere il tempo verbale giusto, con esempi dal De bello Gallico.

Prima distinzione: cum preposizione o cum congiunzione?

Se cum è seguito da un nome all’ablativo (cum militibus, magno cum metu), è una preposizione e significa «con». Se invece introduce una proposizione, cioè è seguito da un verbo di modo finito, è una congiunzione. Solo in questo secondo caso si pone il problema del modo e del tempo.

Cum + indicativo: il «quando» che fissa il tempo

La grammatica di Allen e Greenough spiega che il cum temporale con l’indicativo data o definisce il momento in cui avviene l’azione principale: risponde alla domanda «quando?». Non descrive circostanze, le colloca. Nel De bello Gallico si trova, per esempio, in un passo che spiega perché gli Elvezi superassero in valore gli altri Galli:

…quod fere cotidianis proeliis cum Germanis contendunt, cum aut suis finibus eos prohibent aut ipsi in eorum finibus bellum gerunt. (I, 1, 4)

«…poiché combattono quasi ogni giorno con i Germani, quando (ogni volta che) li tengono lontani dai propri confini o fanno essi stessi guerra nel loro territorio». Con il presente indicativo, cum ha il valore di «quando, ogni volta che». C’è poi il cosiddetto cum inversum, in cui l’azione principale è espressa dalla proposizione con cum e il tempo da una reggente: Hoc facere noctu apparabant, cum matres familiae repente in publicum procurrerunt (BG VII, 26), «Si preparavano a farlo di notte, quando le madri di famiglia corsero all’improvviso in pubblico».

Cum + congiuntivo: il cum narrativo

Quando cum è seguito dal congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto, la proposizione non fissa il tempo: descrive le circostanze che hanno accompagnato o preceduto l’azione principale. È il cum narrativo. Secondo la grammatica, è un costrutto frequentissimo nella narrazione e, nei classici, ha di fatto soppiantato l’uso dell’indicativo con l’imperfetto e il piuccheperfetto.

Perché il latino ne ha tanto bisogno? Perché, osserva la stessa grammatica, in latino il participio presente ha un uso ristretto e manca quasi del tutto un participio perfetto attivo: il cum con il congiuntivo supplisce a questa lacuna. Dove l’italiano direbbe «essendo giunto» o «avendo saputo», il latino costruisce una proposizione intera.

Un esempio dal De bello Gallico I, 7, 1

Caesari cum id nuntiatum esset, eos per provinciam nostram iter facere conari, maturat ab urbe proficisci…

  • nuntiatum esset: congiuntivo piuccheperfetto passivo, usato impersonalmente; l’azione di annunciare precede quella di partire.
  • Caesari: dativo (complemento di termine) del verbo nuntiatum esset: «a Cesare».
  • eos… iter facere conari: proposizione infinitiva che dice che cosa fu annunciato («che essi tentavano di passare»).
  • maturat: indicativo presente (presente storico) del verbo reggente.

Traduzione letterale: A Cesare, essendo stato annunciato ciò, che quelli tentavano di fare via attraverso la nostra provincia, si affretta a partire da Roma.

Traduzione scorrevole: Quando fu annunciato a Cesare che gli Elvezi cercavano di passare attraverso la nostra provincia, egli si affrettò a partire da Roma.

Un esempio con l’imperfetto (I, 4, 3)

Cum civitas ob eam rem incitata armis ius suum exsequi conaretur multitudinemque hominum ex agris magistratus cogerent, Orgetorix mortuus est.

I due verbi, conaretur e cogerent, sono congiuntivi imperfetti: le azioni sono contemporanee tra loro e rispetto al verbo principale mortuus est. Si traduce con l’imperfetto indicativo: «Mentre la cittadinanza, sdegnata per questo fatto, cercava di far valere con le armi il proprio diritto e i magistrati radunavano gente dalle campagne, Orgetorige morì».

Un esempio con il piuccheperfetto (I, 12, 5)

Hic pagus unus, cum domo exisset, patrum nostrorum memoria L. Cassium consulem interfecerat…

Qui exisset è un congiuntivo piuccheperfetto: l’azione di uscire dalla patria è anteriore a quella di uccidere il console. Si traduce con il trapassato o con «quando»: «Questo solo cantone, quando era uscito dalla propria terra, al tempo dei nostri padri aveva ucciso il console Lucio Cassio…».

Tabella riassuntiva: come scegliere il tempo italiano

Costrutto latinoRapporto temporaleTraduzione italiana
cum + congiuntivo imperfettocontemporaneità«mentre / quando» + imperfetto indicativo; oppure gerundio presente
cum + congiuntivo piuccheperfettoanteriorità«dopo che / quando» + trapassato; oppure participio o gerundio passato («essendo giunto…»)
cum + indicativo perfettomomento preciso«quando» + passato remoto
cum + indicativo presentepresente o abitudine«quando, ogni volta che» + presente

Il passaggio dal congiuntivo all’indicativo è sempre obbligato: in italiano non si usa il congiuntivo dopo «quando» o «mentre» in questi casi.

Cum causale e concessivo: sempre il congiuntivo

Il cum con il congiuntivo può avere anche valore causale («poiché») o concessivo («sebbene»). La grammatica osserva che, in questi casi, il cum è spesso rafforzato da avverbi come quippe, praesertim o da un tamen nella reggente. Due esempi:

  • Causale. Haedui, cum se suaque ab iis defendere non possent, legatos ad Caesarem mittunt rogatum auxilium (BG I, 11): «Gli Edui, poiché non potevano difendere se stessi e i propri beni da quelli, mandano ambasciatori a Cesare a chiedere aiuto».
  • Concessivo. Cum primi ordines concidissent, tamen acerrime reliqui resistebant (BG VII, 62, citato nella grammatica): «Sebbene le prime file fossero cadute, tuttavia gli altri resistevano con grande accanimento».

Quattro domande per non sbagliare

  1. Dopo cum c’è un nome in ablativo o un verbo di modo finito? Se è un nome, è la preposizione «con».
  2. Il verbo è all’indicativo o al congiuntivo? Indicativo: «quando» temporale (data il momento). Congiuntivo: narrativo, causale o concessivo.
  3. Con il congiuntivo, quale tempo? Imperfetto: contemporaneità. Piuccheperfetto: anteriorità.
  4. Il contesto suggerisce causa o concessione? Cerca tamen, quippe, praesertim e chiediti se l’italiano scorre meglio con «quando», «poiché» o «sebbene».

Mettiti alla prova

Traduci (frasi costruite per l’esercizio):

  1. Cum Romani ad flumen pervenissent, hostes fugerunt.
  2. Cum puer in horto luderet, pater domum rediit.
  3. Cum difficile iter esset, tamen milites progressi sunt.

Soluzioni.

  1. «Dopo che i Romani erano giunti al fiume, i nemici fuggirono» (piuccheperfetto: anteriorità; si accetta anche «Quando i Romani giunsero al fiume…»).
  2. «Mentre il bambino giocava nell’orto, il padre tornò a casa» (imperfetto: contemporaneità).
  3. «Sebbene il cammino fosse difficile, tuttavia i soldati avanzarono» (concessivo, indicato da tamen).

Dal costrutto alla versione intera

Riconoscere un cum è semplice quando è isolato in una frase corta; la sfida arriva nei periodi lunghi, dove si incastra tra un dativo, una infinitiva e un ablativo assoluto. Per questo, nelle versioni svolte che sto raccogliendo in un volume, ogni cum è indicato nell’analisi parola per parola con il suo valore, e la traduzione scorrevole sceglie il tempo italiano giusto.

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Fonti

  • Allen and Greenough’s New Latin Grammar, edizione digitale a cura di Meagan Ayer, Dickinson College Commentaries: Cum Clauses (§§ 544–549).
  • C. Iulius Caesar, De bello Gallico, libro I, testo latino: The Latin Library.

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