Nono articolo del ciclo su Raffaello, dedicato a un testo più che a un dipinto. Se ti serve l’italiano formale per lo studio o il lavoro, puoi prenotare una lezione privata online o iscriverti alla lista d’attesa dei corsi su my-italian-teacher.ch.
Scheda del documento
- Autori: Raffaello Sanzio e Baldassarre Castiglione
- Destinatario: papa Leone X (Giovanni de’ Medici)
- Data: 1519 (secondo Francesco Paolo Di Teodoro, tra settembre e novembre)
- Testimone principale: la minuta di Castiglione, Archivio di Stato di Mantova (archivio Castiglioni)
- Prima pubblicazione: 1733, tra le lettere di Castiglione
- Funzione: testo introduttivo a una pianta di Roma antica, mai completata per la morte di Raffaello
Il pittore che volle salvare Roma
Nel Rinascimento i monumenti della Roma antica non erano considerati intoccabili. I marmi delle rovine venivano smontati, riutilizzati nei nuovi cantieri o addirittura bruciati nelle fornaci per ricavarne calce. Contro questa distruzione si leva, nel 1519, una voce autorevole: la Lettera a Leone X di Raffaello, scritta insieme all’umanista Baldassarre Castiglione, l’autore del Cortegiano.
Gli storici dell’arte la considerano uno dei testi fondativi della cultura della tutela. Il Ministero della Cultura italiano, presentando il documento esposto nella mostra del 2020 alle Scuderie del Quirinale, ricorda che gli studiosi le attribuiscono un ruolo fondante per la tutela dei beni culturali in Italia. Per capirla bisogna partire dal lavoro che Raffaello svolgeva in quegli anni a Roma. Il laboratorio di italiano, alla fine, riguarda il registro formale: le formule che usiamo ancora oggi quando scriviamo a un ufficio o a un’istituzione.
1. Il contesto: Raffaello architetto e “prefetto dei marmi”
Dopo la morte di Bramante, nel 1514, Raffaello divenne responsabile della Fabbrica di San Pietro. Il 27 agosto 1515 Leone X lo nominò con un breve praefectus marmorum et lapidum omnium, “prefetto di tutti i marmi e le pietre”. Il compito era duplice: cercare a Roma e nei dintorni il materiale da costruzione per la nuova basilica e, nello stesso tempo, controllare che iscrizioni e frammenti antichi di valore non andassero perduti.
Per svolgere questo lavoro Raffaello studiò le rovine con metodo, misurandole e disegnandole, e si fece tradurre il trattato di Vitruvio dall’umanista Marco Fabio Calvo (ne abbiamo parlato nell’articolo sull’Incendio di Borgo). La Lettera nasce da questa esperienza concreta.
2. La storia del testo
La Lettera è giunta fino a noi in forma di minuta, cioè di brutta copia, conservata tra le carte personali di Baldassarre Castiglione e oggi all’Archivio di Stato di Mantova. Proprio per questo, dalla seconda metà del Cinquecento al Settecento, fu considerata un’opera del solo Castiglione e nel 1733 fu pubblicata nel suo epistolario.
Alla fine del Settecento lo studioso Daniele Francesconi, in una Congettura del 1799, sostenne che il testo, scritto in prima persona da un architetto che misurava le rovine, non poteva che essere di Raffaello. Oggi la critica parla di un’opera a quattro mani: il progetto, le competenze tecniche e la voce sono di Raffaello; la forma letteraria e la cura del latino e dello stile sono in larga parte di Castiglione, perché il pittore non conosceva bene la lingua degli antichi.
3. Che cosa dice la Lettera
La denuncia
Il testo si apre con un elogio della grandezza di Roma antica e prosegue con una denuncia amara: molti degli edifici sopravvissuti alle invasioni barbariche sono stati distrutti in tempi recenti, anche con il permesso dei pontefici. Con una formula rimasta celebre, la Lettera afferma che tutta la Roma nuova è “fabricata di calce e marmi antichi”. Al papa si chiede di avere cura che quel poco che resta della Roma antica non venga ulteriormente distrutto.
La storia degli stili
Per riconoscere gli edifici, Raffaello distingue diverse fasi dell’architettura: quella degli antichi romani, considerata il modello; quella dei secoli della decadenza; la “maniera” dei tempi dei Goti, giudicata priva di grazia; infine l’architettura moderna, che torna allo studio dell’antico, come quella di Bramante. È una delle prime periodizzazioni della storia dell’architettura e prepara la visione storica che Vasari svilupperà nelle Vite.
Il metodo: pianta, prospetto e sezione
La parte più innovativa della Lettera è tecnica. Raffaello spiega come intende rilevare gli edifici antichi: misurarli con strumenti adeguati, tra cui la bussola per orientarli, e rappresentarli in tre modi:
| Modo | Che cosa rappresenta |
|---|---|
| Pianta | La forma dell’edificio vista dall’alto, a livello del suolo |
| Prospetto (alzato) | La parete esterna vista di fronte, con le sue misure reali |
| Sezione | L’interno dell’edificio come se fosse tagliato verticalmente |
Raffaello esclude la prospettiva da questo tipo di disegno, perché deforma le misure e non permette di ricavare dimensioni esatte. Il rilievo in scala, con proiezioni ortogonali, diventerà la base del disegno architettonico e archeologico moderno. La Lettera ne offre una delle prime formulazioni teoriche sistematiche per il rilievo dei monumenti antichi.
4. Un progetto interrotto, un’eredità duratura
La Lettera doveva accompagnare una grande pianta di Roma antica, con la ricostruzione dei principali monumenti. Il progetto si interruppe con la morte improvvisa di Raffaello, il 6 aprile 1520. Le idee, però, sopravvissero: secondo la cartella stampa della mostra «La lezione di Raffaello. Le antichità romane» (2020), il metodo dei “tre modi” fu portato avanti dagli antiquari e dagli architetti del Cinquecento, come Pirro Ligorio.
Nell’Ottocento la Lettera ebbe una nuova fortuna e divenne un testo di riferimento per le politiche di tutela degli Stati europei. Oggi viene spesso accostata, come antecedente ideale, all’articolo 9 della Costituzione italiana, secondo cui la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Si tratta di una continuità culturale, non giuridica: nel 1519 non esisteva ancora un sistema pubblico di tutela come lo intendiamo oggi. Molti studiosi amano comunque definire Raffaello “il primo soprintendente della storia”.
5. Perché leggerla oggi
La Lettera a Leone X di Raffaello parla di responsabilità verso il passato, un tema che non ha perso attualità. Ci mostra un Raffaello architetto e studioso, che misura le rovine invece di limitarsi a dipingerle. Per chi studia la storia della lingua è anche un bell’esempio di prosa argomentativa del primo Cinquecento, e tiene insieme arte, archeologia, diritto e politica culturale.
6. Laboratorio di italiano L2 (C1-C2): il registro formale
Glossario
- Minuta: prima stesura di un documento, poi ricopiata in bella.
- Breve: documento papale di forma semplice.
- Rilievo: misurazione e disegno di un edificio esistente.
- Tutela: protezione giuridica e materiale di un bene.
- Soprintendenza: in Italia, ufficio statale responsabile della tutela del patrimonio.
Formule della corrispondenza formale
- Apertura: Alla cortese attenzione di… / Gentile Dottoressa, Egregio Direttore…
- Introduzione: Con la presente desidero segnalare… / Mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione…
- Motivazione: In considerazione del fatto che… / Considerato che…
- Richiesta: Si chiede pertanto di… / Le sarei grato se volesse… (condizionale + congiuntivo imperfetto)
- Chiusura: In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.
Attenzione: nella lettera formale il pronome di cortesia si scrive spesso con la maiuscola (Lei, Sua, La). La Lettera del 1519 usa invece la formula riservata al papa, Vostra Santità, con il verbo alla terza persona.
Esercizio
Riscrivi in registro formale questo messaggio informale.
«Ciao, ho visto che la vecchia fontana del paese sta cadendo a pezzi. Potete venire a controllare? È importante per tutti. Fatemi sapere, grazie!»
Proposta di soluzione: «Alla cortese attenzione dell’Ufficio tecnico comunale. Con la presente desidero segnalare il grave stato di degrado della fontana storica del paese. Considerato il suo valore per la comunità, si chiede cortesemente di predisporre un sopralluogo. In attesa di un gentile riscontro, porgo distinti saluti.»
Produzione scritta
Scrivi una lettera formale di 150-180 parole a un museo o a un ente culturale per proporre un’iniziativa di tutela. È il tipo di testo richiesto nelle prove di produzione scritta CILS e CELI di livello C1-C2.
Un’eredità da proteggere
Per Raffaello l’antico era un modello di bellezza, ma anche un patrimonio da misurare, studiare e difendere. Rileggere la Lettera oggi aiuta a capire da dove viene l’idea stessa di tutela, e offre un ottimo modello di italiano formale. Se vuoi esercitarti nella scrittura formale, prenota una lezione individuale online su my-italian-teacher.ch. I corsi sono in preparazione e la lista d’attesa è aperta; sul blog trovi gratis il corso di grammatica A1.
Letture e risorse consigliate
- Francesco Paolo Di Teodoro, Raffaello, Baldassar Castiglione e la Lettera a Leone X, Bologna, seconda edizione 2003. Vedi su Amazon
- Valerio Terraroli (a cura di), Raffaello. Lettera a papa Leone X, Skira, 2020. Vedi su Amazon
- Salvatore Settis, Paesaggio Costituzione cemento, Einaudi. Vedi su Amazon
In qualità di Affiliato Amazon, il sito riceve un guadagno dagli acquisti idonei. Il prezzo per chi acquista non cambia.
Fonti
- Archivio di Stato di Mantova, Lettera di Baldassarre Castiglione a papa Leone X, in collaborazione con Raffaello [1519] (minuta, attribuzione, datazione)
- Ministero della Cultura, Preziose testimonianze dagli Archivi di Stato italiani nella mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale
- Finestre sull’Arte, Raffaello è stato il primo soprintendente della storia. La lettera a Leone X (nomina del 27 agosto 1515, datazione di Di Teodoro)
- Electa, cartella stampa «La lezione di Raffaello. Le antichità romane» (pianta, prospetto e sezione; fortuna ottocentesca; Pirro Ligorio)
- Università di Trieste, scheda didattica sulla Memoria a Leone X (date di pubblicazione 1733 e 1840; struttura del testo)


