Frate che scrive un manoscritto

Chi era San Francesco d’Assisi (e perché conta per la lingua italiana)

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Quando si parla delle origini della lingua italiana, il primo nome che viene in mente è quasi sempre Dante. Ma quasi un secolo prima della Divina Commedia, un frate di Assisi aveva già scritto uno dei testi più importanti della nostra letteratura: il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi.

Chi era Francesco

Francesco nasce ad Assisi, in Umbria, nel 1181 o 1182. È figlio di Pietro di Bernardone, un ricco mercante di stoffe, e da giovane sogna la gloria da cavaliere. Poi tutto cambia: rinuncia alle ricchezze della famiglia, sceglie una vita di povertà assoluta e comincia a predicare. Intorno a lui nasce l’ordine dei frati minori, i francescani, che si diffonde rapidamente in tutta Europa.

Muore nel 1226 e viene proclamato santo solo due anni dopo. Dal 1939 è patrono d’Italia, insieme a Santa Caterina da Siena, e la sua festa si celebra il 4 ottobre.

Il Cantico delle Creature

Il Cantico di Frate Sole, o Cantico delle Creature, è una preghiera-poesia composta intorno al 1224-1226, negli ultimi anni di vita di Francesco, quando era ormai malato e quasi cieco. In ogni strofa Francesco loda Dio attraverso le sue creature: il sole, la luna e le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra e perfino la morte, chiamata “sorella”.

Perché è così importante per l’italiano

Nel Duecento quasi tutto ciò che si scriveva in Italia era in latino, la lingua della Chiesa e della cultura. Il popolo invece parlava il volgare, cioè le lingue locali nate dal latino parlato.

Esistono testimonianze scritte in volgare più antiche, come i Placiti cassinesi del 960, ma sono brevi formule o documenti pratici. Il Cantico è invece considerato il primo grande testo poetico della letteratura italiana di cui conosciamo l’autore. Scegliere il volgare per parlare di Dio era un gesto forte: significava rivolgersi a tutti, anche a chi non aveva studiato.

Un assaggio del testo

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Il volgare umbro del Duecento è diverso dall’italiano di oggi, ma molte parole si riconoscono ancora: onnipotente, gloria, luna, stelle, belle. Proprio le parole “Laudato si'” sono diventate nel 2015 il titolo dell’enciclica di Papa Francesco sull’ambiente.

Piccolo glossario

  • laude = lodi
  • onne = ogni
  • sora = sorella
  • mi’ = mio
  • clarite = luminose, chiare

Perché conoscere queste origini ti aiuta a imparare l’italiano

Non ti chiederò di leggere il Cantico in una lezione per principianti! Ma sapere da dove viene la lingua che studi aiuta a capire molte sue caratteristiche. L’italiano di oggi è il risultato di un lungo viaggio: dal volgare umbro di Francesco al fiorentino di Dante, Petrarca e Boccaccio, fino alla lingua comune che parliamo oggi.

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